CHIRURGIA DELLA MANO

LA CHIRURGIA DELLA MANO E LA MICROCHIRURGIA

manoPochi sanno che infortunarsi ad una mano vuol spesso dire vedere in grave pericolo la propria autonomia e capacità lavorativa.Si tratta di un organo molto complicato e complesso e non sono pochi i casi in cui è molto difficile, se non impossibile, garantirne la completa guarigione. Questo vale anche per i casi di lesioni non traumatiche,come le patologie malformative congenite, gli esiti di paralisi ostetrica o spastica, l’artrite reumatoide, gli esiti delle ustioni, itumori ed infine le varie affezioni specifiche della mano, come la malattia di Dupuytren, le affezioni dei tendini e dello scheletro.

Fra le patologie più frequenti,vi è un gruppo di affezioni, comunemente inquadrate come affezioni reumatiche, che colpiscono prevalentemente i soggetti di sesso femminile con massima incidenza nel periodo della menopausa. La sindrome del tunnel carpale è la più comune fra queste ed è dovuta ad una compressione cronica del nervo mediano a livello del polso: le pazienti cominciano ad avvertire specie nelle ore notturne formicolii che interessano le prime tre dita (pollice, indice e medio), l’unica terapia che garantisce un risultato efficace e duraturo è l’intervento chirurgico, che oggi si può eseguire in anestesia locale e senza necessità di ricovero, grazie ad una tecnica particolarmente semplificata che prevede una incisione chirurgica di dimensioni minime, con evidente vantaggio estetico e recupero clinico pressoché immediato. Nell’ambito di queste forme reumatiche vanno segnalate anche le tenosinoviti dei flessori delle dita, comunemente conosciute come “dito a scatto”, che riconoscono ugualmente una prevalente incidenza nel sesso femminile ed una soluzione, anche in questo caso, chirurgica, sempre in anestesia locale e senza necessità di ricovero.
Vi sono poi affezioni che provocano in certi casi effetti davvero devastanti: una di queste è l’artrosi deformante, che colpisce quasi esclusivamente le donne fra i 40 ed i 50 anni e si localizza alle articolazioni distali delle dita con nodosità dolorose e con evoluzione verso la progressiva rigidità dell’articolazione colpita e la deviazione delle falangi. Altra malattia ancora più grave è l’artrite reumatoide, che esordisce in donne per lo più giovani e che, se non trattata in
tempo ed in modo adeguato, può portare, nel corso degli anni, alla completa distruzione della articolazioni della mano. La chirurgia può rivelarsi in questi casi di grandissimo aiuto per fermare o ritardare il decorso di questa affezione, da cui non si guarisce mai.

Fino agli anni ’60 gli infortuni e le altre lesioni non traumatiche venivano affidate a ortopedici, chirurghi generali o chirurghi plastici, a seconda dei casi. La necessità di migliorare le potenzialità diagnostiche e terapeutiche per un organo così importante e complesso fece sì che successivamente si formarono in tutto il mondo specialisti nella chirurgia della mano. La chirurgia della mano ha, quindi, con il tempo conseguito progressi e potenzialità operative soprattutto grazie all’introduzione della tecnica di microchirurgia, che ha consentito di modificare, in modo sostanziale e con un salto di qualità enorme per quanto concerne i risultati estetici e funzionali, il trattamento di lesioni traumatiche complesse (reimpianti per amputazioni e sub amputazioni di arto o segmento di arto) o di patologie congenite. La microchirurgia vascolare, che utilizza il microscopio fino a 40 ingrandimenti, consente la sutura di vasi arteriosi o venosi del calibro di appena 0,6 – 0,8 millimetri, essendo così possibile reimpiantare singole dita della mano, amputate a livello delle falangi intermedie, dove il calibro dei vasi non raggiunge il millimetro. Con l’impiego della microchirurgia è anche possibile restituire una funzionalità soddisfacente ad una mano priva di almeno tre dita lunghe o del pollice, sostituendo le dita o il pollice nascenti con le seconde dita del piede.
Nel caso di gravi lesioni traumatiche che abbiano provocato perdite estese delle parti molli, l’uso del microscopio consente di trasferire un lembo composito (formato da cute, sottocute, tessuto muscolare) scolpito dal tronco insieme al proprio peduncolo neuro vascolare, restituendo così la sensibilità ed una perfetta irrorazione vascolare alla parte trasferita. Identici vantaggi si hanno nella riparazione di ampie perdite di sostanza scheletrica. Con le tecniche tradizionali, che non consentivano il trasferimento delle connessioni neuro vascolari, i tempi di guarigione erano molto più lunghi, i risultati incerti ed anche nel migliore dei casi la qualità del recupero era decisamente inferiore.Un altro impiego delle tecniche microchirurgiche riguarda le lesioni traumatiche del sistema nervoso periferico, che con le tecniche tradizionali era pressoché impossibile riparare. Ma anche altri settori della chirurgia della mano si sono avvantaggiati dall’introduzione della tecnica microchirurgica. Quanto al trattamento delle lesioni malformative congenite della mano è attualmente possibile, grazie all’impiego di mezzi ottici di ingrandimento ed allo strumentario microchirurgico, eseguire interventi molto delicati anche in pazienti di pochi mesi di vita con risultati sorprendenti.

Oggi la chirurgia della mano si è affermata come branca specialistica in tutto il mondo e si è sentita l’esigenza di costruire, a livello internazionale, delle Società Scientifiche autonome che hanno come unica finalità lo studio della mano e dell’arto superiore, in Italia la “Società Italiana di Chirurgia della Mano”, di cui il Prof. Francesco Catalano è stato Presidente.

Il Prof. Catalano nell’ultimo congresso nazionale della Società Italiana di Chirurgia della Mano tenutosi nel mese di ottobre 2011 a Torino, è stato insignito della qualifica di socio onorario inconsiderazione dei suoi alti meriti scientifici e clinici che hanno contribuito alla evoluzione ed alla espansione della chirurgia della mano